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Nei casi di infarto, in provincia di Ragusa, la sopravvivenza è ancora solo del 2%, ma aumenta sempre più la tempestività di intervento grazie alla formazione del personale di Protezione Civile, delle forze dell’Ordine, dei Vigili del Fuoco e delle Associazioni di Volontariato. Quando si verifica un infarto bastano dieci minuti di inerte attesa di arrivo dei soccorsi per provocare danni cerebrali irreversibili. Per questo praticare il massaggio cardiaco in attesa dell’arrivo del 118 è di vitale importanza perché il paziente raggiunga sano l’ospedale. Questo uno dei principali dati sottolineati al convegno organizzato sabato scorso dall’Amministrazione comunale di Chiaramonte Gulfi, sulla gestione dell’infarto miocardico acuto e delle emergenze cardiovascolari nel territorio ragusano.
Dopo i saluti del sindaco, Giuseppe Nicastro, che ha posto l’accento sull’importanza della problematica trattata, sono intervenuti il dott. Antonino Nicosia, responsabile Emodinamica e Cardiologia interventistica all’ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa e i medici Antonio Nicita e Vito Perremuto, che, in qualità di istruttori nazionali dell’Italian Resuscitation Council, hanno messo in atto una dimostrazione pratica di intervento di rianimazione polmonare con l’uso del defibrillatore. Presente anche il direttore generale dell’Azienda ospedaliera “Civile-Ompa” di Ragusa, Calogero Termini, che ha sottolineato l’importanza di coordinazione all’interno del territorio per gestire una patologia che resta al primo posto delle cause di mortalità. “In Sicilia – ha detto quest’ultimo – ogni anno sono 22 mila i decessi che si verificano per malattia cardiaca e 300 solo in provincia di Ragusa. La realtà sanitaria iblea può considerarsi all’avanguardia nel campo della cardiologia, ma occorre diffondere la cultura della rianimazione per permettere di intervenire tempestivamente e triplicare le possibilità di sopravvivenza del paziente al momento del ricovero in ospedale”. “In America – ha spiegato il dott. Nicita – la percentuale di sopravvivenza è del 70%, grazie al fatto che la presenza di defibrillatori e personale formato in caso di emergenza è presente anche negli Enti e nei locali pubblici. Anche nella nostra provincia si iniziano a fare i primi passi verso quest’ottica”. |