Chiaramonte Gulfi
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Presentata alla sala Sciascia l'opera di un pastore dedito alla fede e alla caritą
domenica 31 luglio 2005

Una saetta assassina lo ha colto di sorpresa in un pomeriggio d'estate mentre portava il suo gregge di pecore a pascolare. Con questo tragico epilogo si è conclusa l'esistenza di un umile pastore, Salvatore Barresi, che con la sua morte ha portato a compimento la propria missione terrena tutta dedita alla fede e alla carità. Una vita riservata e silenziosa quella di questo trentasettenne chiaramontano che è venuto a mancare il 9 giugno del 2003.

Tutti lo ricordano come un uomo timido con gli occhi lucidi e lo sguardo sempre rivolto altrove, più in là della realtà, verso la profondità dello spirito, verso le purezze del cielo. Mentre sorvegliava il suo gregge pascolare, Salvatore aveva l'abitudine di appuntare riflessioni e messaggi in un taccuino, il quale ritrovato dopo la sua morte ha schiuso una realtà e un'immagine insospettata di un uomo avvolto nella santità e immerso nella contemplazione divina.

I suoi scritti e le sue frasi tutte pervase di amore, inaspettatamente venuti alla luce subito dopo la sua morte, hanno folgorato gli amici e le persone care che lo conoscevano, tanto da esser state strascritte e scelte doviziosamente dall'amico Salvatore Brullo e oggi si trovano raccolte nel libro curato da Alfio Di Pietro, dal titolo emblematico "Rapito dal cielo".

Il testo edito dalla Sion è stato presentato la sera dell'8 luglio presso la Sala "Leornardo Sciascia" di Chiaramonte Gulfi che non è bastata ad accogliere l'immensa folla accorsa, prevalentemente composta da conoscenti e amici appartenenti al Movimento dei Focolari al quale già da ben dieci anni il religioso pastore si era legato spiritualmente.

Composto e silenziosamente percorso da un brivido di commozione, il pubblico che ha assistito al racconto e alle testimonianze della vita del commemorato chiaramontano, fatto attraverso la proiezione di foto e l'esecuzione di brani musicali, è tornato a casa portando dentro l'insegnamento più grande che Salvatore ha lasciato: fatevi Santi.

Questo tornava a scrivere con insistenza nel suo zibaldone fatto di fogli sparsi e di messaggini telefonici (sms) che era solito inviare ai suoi amici più cari durante le ore di lavoro. Ai giovani che conosceva e alle persone che incontrava in ogni circostanza raccomandava con umile insistenza di ascoltare la voce del Padre, di confidare in Dio e di guardare le cose di lassù. Tra il pubblico presente alla serata di commemorazione dedicata a Salvatore Barresi, anche il Vescovo della diocesi di Ragusa, Monsignor Paolo Urso, che al termine dell'incontro ha preso la parola per sottolineare come ogni singola persona, nel-l'esempio di un semplice pastore, possa vivere intensamente la parola di Gesù avvalendosi di semplici strumenti: il Vangelo, la penna con un block-notes e la radiolina che Salvatore portava sempre con sè per sintonizzarsi alle frequenze di Radio Maria e ascoltare con dedizione i messaggi legati alle apparizioni di Medjugorie.

C'è un alone di mistero che avvolge la vita di Salvatore Barresi non solo per la tragica morte che alla luce dei contenuti dei suoi scritti sembra essere annunciata, ma già nel momento della sua nascita accade qualcosa di prodigioso. Nel 1965, infatti, mentre il padre e una zia si stavano recando a Ragusa per conoscere il piccolo appena nato proprio la notte di Natale, l'autobus di linea sul quale si trovavano a bordo uscì di strada lungo i tornanti e si ribaltò. Per fortuna nessuno dei passeggeri riportò ferite gravi e così si decise di chiamare il nascituro non più con il nome del nonno materno Mario, come si era già stabilito, ma con il nome di Salvatore perché considerato artefice del miracolo avvenuto e del pericolo scampato.

Gli amici di Salvatore sono convinti che quel fulmine mortale sia sopraggiunto per volontà di Dio. Salvatore aveva conosciuto Cristo, lo aveva immensamente amato e testimoniato con la sua vita a tal punto da vivere nell'attesa di quell'incontro e Gesù non gli ha fatto attendere questa gioia venendolo a riprendere. Così Salvatore scrive nei suoi appunti: la morte del credente è una gioia…è solo un passaggio per la vita in paradiso.

 
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