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Completamento rete di metanizzazione di Chiaramonte Gulfi, il Comune ha diffidato l’impresa incaricata, la To.Sa. Costruzioni di Palermo. In una nota, che il sindaco, Giuseppe Nicastro, ha inviato lunedì mattina alla ditta, si sottolinea come nessun atto concreto è stato finora compiuto rispetto agli obblighi assunti con l’art. 2 della convenzione che prevede l’estensione della rete di distribuzione nelle contrade rurali di Sperlinga, Piano dell’Acqua e nella frazione di Roccazzo, verificate le condizioni di richiesta delle eventuali utenza.
“Ciò nonostante – afferma il sindaco – siano trascorsi ormai quasi dieci anni dalla stipula della suddetta convenzione e sebbene questa Amministrazione abbia rivolto numerosi solleciti in tal senso, diretti a segnalare la pressante necessità del suddetto completamento della rete". "A tal fine, inoltre - aggiunge ancora Nicastro - proprio per sottolineare tale necessità e quanto essa sia sentita dalla popolazione direttamente interessata, va segnalato l’entusiasmo con cui i cittadini che dimorano nelle predette contrade e frazioni hanno aderito all’iniziativa della relativa manifestazione d’interesse, che il nostro ente si è fatto carico di raccogliere e trasmettere alla società in questione, per dare piena contezza che in merito alla realizzazione dei suddetti tratti rurali della rete sussisteva anche il presupposto dell’interesse aziendale, legato alla verifica delle richieste delle utenze. A ciò va ad aggiungersi il pressing esercitato da questa Amministrazione in ordine all’espletamento della progettazione e degli altri adempimenti tecnico-burocratici necessari al suddetto ampliamento dell’impianto”.
Il primo cittadino aggiunge che, sebbene tale progetto sia stato ormai approvato da circa sette mesi, “si continua ad assistere ad un’inerzia operativa sempre più immotivata. Tale disimpegno – aggiunge Nicastro – costituisce inadempimento contrattuale che si qualifica per la sua gravità, in quanto priva dei vantaggi della rete di metanizzazione una cospicua parte di questa comunità, senza alcuna serie giustificazione perché le numerose richieste manifestate dagli abitanti della zona rendono remunerativo l’ampliamento del servizio”.
La diffida indica anche l’opportunità di concordare eventuali integrazioni tra le parti entro sessanta giorni. Trascorso tale termine, la convenzione si intenderà risolta con riserva, da parte del Comune, di agire in giudizio per il risarcimento dei danni.
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