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Ha preso il via il progetto “Vivere la vita”, voluto dall’Amministrazione comunale, che si propone di attivare servizi ed iniziative volti a migliorare la vita dei soggetti con disabilità e dei loro familiari. Nel corso di un incontro tra il sindaco Giuseppe Nicastro, l’assessore ai Servizi sociali, Salvatore Vargetto, gli operatori ed i destinatari del progetto, è stato spiegato come l’obiettivo da concretizzare implica la necessità di fornire un supporto non solo per le necessità più strettamente "materiali", ma anche, e soprattutto, per le esigenze che interessano la "qualità della vita" ed il suo significato.
“Occorre, in sostanza – afferma il sindaco – non solo promuovere servizi, ma promuovere il benessere, che prima ancora che un elemento tangibile, dato dalle cose di cui si dispone, è una connotazione psicologica, è sentirsi parte attiva di una comunità che include”. Il progetto è rivolto a tutti i soggetti in situazione di disabilità fisica, psichica e sensoriale residenti a Chiaramonte. Tra le finalità, quella di migliorare le condizioni e la qualità di vita dell’utente e della sua famiglia, fornire assistenza domiciliare ed abitativa all’utente e alla famiglia, fornire assistenza per attività di disbrigo pratiche e accompagnamento presso uffici e servizi del territorio, creare spazi di sostegno socio-relazionale, prevenire il rischio di solitudine ed esclusione sociale dell’utente favorendo l'inserimento dello stesso in un contesto di socializzazione che incoraggi la creazione di relazioni amicali; accrescere la consapevolezza delle potenzialità espressive e creative dell’utente. “Il progetto, tra l’altro – dice l’assessore Vargetto – contempla la creazione dello Sportello H (Servizio Informativo) che ha lo scopo di raccogliere e distribuire informazioni sociali, con particolare riguardo ai settori della disabilità. E ancora, l’attivazione del servizio di aiuto domestico rivolto, più specificatamente, a soggetti che per una minorazione singola o plurima, fisica, psichica o sensoriale, hanno subito una limitazione della propria autonomia personale e relazionale, tale da rendere necessario un intervento assistenziale globale e continuativo”.
Sono poi previste altre azioni, tra cui l’istituzione del servizio di sostegno psicologico al paziente ed alla famiglia: viene infatti ritenuto fondamentale il supporto psicologico per il paziente e per la famiglia, che vive quotidianamente le problematiche della malattia. Tutto ciò al fine di evitare il cristallizzarsi di relazioni disfunzionali e garantire una evoluzione positiva del cambiamento che, inevitabilmente, la condizione patologica ha prodotto. Infine, il servizio ricreativo-educativo rivolto, più specificatamente, a soggetti che per una minorazione singola o plurima, fisica, psichica o sensoriale, hanno subito una limitazione nella sfera affettiva e socio- relazionale. |